Mi avvicinai alla spada. Ne toccai l’elsa. Era gelida, gelida e luccicante come il dolore racchiuso nella sua lama. Sentii sempre più freddo, mi voltai e all’improvviso vidi il fantasma dell’uomo che in vita aveva brandito quell’arma. Era Carlo (1565 – 1602).
Alla morte del padre Osvaldo, resse brevemente il feudo di Beseno. Promosse dispute territoriali con Folgaria e processi criminali contro sudditi delle comunità di Besenello e Calliano, irrispettosi fin “sotto le porte del Castello, et sotto li occhi miei”, come recita la lettera del 1601 al Principe Vescovo.
Lentamente mi si avvicinò, e con sguardo triste si mise a raccontare.
“Questa spada suscita in me amore e odio al tempo stesso. Con questa spada ho sconfitto i nemici, ma ho anche perso il mio grande amore… Ricordo ancora quella splendida donna, ricordo ancora quanto la desiderassi e quanto crudelmente lei mi respingesse. Perché il suo cuore apparteneva a un altro uomo. Accecato dalla gelosia lo uccisi, trafiggendolo con questa spada. E il mio amore, disperato, si suicidò per il dolore. Lacerato dal rimorso vago per queste sale cercando un inesistente conforto… Ora seguimi, voglio mostrarti qualcos’altro.”
Il fantasma mi condusse davanti ad un paio di grosse corna di cervo decorate.Mi voltai per chiedergli perché mi avesse condotto proprio lì, ma il fantasma era già sparito.
AUTORE DEL CAPITOLO: Micaela Baggi




