Il plenilunio filtrava appena tra le pietre del Castello; la luce notturna rompeva il buio del salone in cerca di qualche specchio o antica argenteria su cui riflettersi. Un raggio lunare mi rivelò, all’improvviso, una scatola d’ottone, lucente, posata su una cassapanca. Mi avvicinai a tentoni, guidato dalla luna. Non feci in tempo ad aprire la scatola e a capirne la funzione che, come genio dalla lampada, apparve il fantasma d’un uomo.
Era Ferdinando Lodovico (1578 – 1649). Ferdinando fu continuatore della linea genealogica Trapp-Beseno e divenne Barone a 27 anni. Al battezzo presenziarono il Conte Paride Lodron, Canonico del Duomo, e la moglie del capitano di Trento Gasparo Wolkenstein. Ferdinando, a 31 anni, sposò Anna Maria Contessa Arco.
Stavo per richiudere il coperchio della scatola d’ottone quando il fantasma gridò:
“Ferma la tua mano sul Tempo, racchiuso ad arte in questo scrigno dorato. Il mio tempo si è specchiato nei giorni che qui, qui dentro, hanno consumato le loro ombre. E le solitudini che il potere ed il rango mi fecero infliggere all’amata mia stanno anch’esse racchiuse qui, scandite dai raggi di luna che i suoi occhi attraversarono, attendendomi insonne.”
Pronunciata la parola “insonne”, il fantasma si dissolse. La luce del plenilunio riprese a tagliare il buio del salone. Ma il riflesso sulla scatola era sparito. Al suo posto stava ora un’antica pergamena con sigillo. Il dubbio se aprire o meno quel messaggio inedito mi paralizzò per più di un istante.
FIGURA: Orologio solare. Ottone e rame, dorato e argentato. Questo strumento scientifico riflette la passione artistica del tempo, di andare cioè oltre la funzione pratica.
AUTORE DEL CAPITOLO: Matteo Pelliti




