venerdì, 26 maggio 2006

Così parlò straziato quel sembiante bianco, uscendo dall’ampolla che plasma conteneva: “Nel maniero di Caldonazzo mi partorì nel 1634 il sangue di mia madre Maria Anna Thun d’anni venticinque e fresca pesca nel concluso orto di mio padre, vetusta quercia che nel nome rinnovava le radici degli avi e d’anni ne teneva ben 67. Correva il 1634 quando ai malanni del terrestre corpo fui costretto a sottostare. Mia croce da portare. E croce di mia madre, che nel nome rinnovava quello dell’Immacolata, distrutta dal mio impallidir giorno per giorno, errabonda se n’andò senza più fare ritorno. Avevo sedici anni quando mio zio, molesto Ernesto l’ipotesi avanzò ch’io non potessi, rinnovando la follia che nel sangue mi scorreva nelle vene, dei familiari affari avermi cura. Mio cugino Giorgio Sigismondo mi guardò dall’alto in basso decretandomi incapace di volere. Dura fu la sua decisione: mi rinchiuse nel torrione. E lì vegetante vivo eppure in vita tumulato, mi spensi nel 1710 dopo sessant’anni passati imprigionati dentro la di Caldonazzo mole, senza mai più rivedere il sole”.
Così disse puntando il dito verso un orologio solare ch’egli persino paventava di guardare.


FIGURA: Piatto con ampolline, argento dorato – Trento, sec XVII
AUTORE DEL CAPITOLO: Marco Simonelli


postato da: traifantasmi alle ore 13:15 | Permalink | commenti
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