Accanto al trombone a “scavezzo”, arma dal calcio ripiegabile, poggiato nell’angolo, si materializzò sbucando fuori dalla parete, come se arrivasse da una passeggiata, il fantasma di Giorgio Sigismondo (1628 – 1697), figlio di Ferdinando Lodovico e Anna Maria d’Arco, nominato Consigliere Segreto dell’Imperatore nel 1686 e nel 1691 conte del Sacro Romano Impero, e colonnello del Gran Duca di Toscana. Dopo aver studiato a Parma, Giorgio Sigismondo sposò, nel 1670, la Contessa Giulia Piccodomini, da cui ebbe quattordici figli.
Non appena mi vide, Giorgio Sigismondo si lasciò andare in un lungo sospiro, mentre percorreva con le dita il calcio ripiegabile del trombone, come se lo accarezzasse.
“Mi vede qui, con le suole infangate, e chissà quale idea si farà di me”, mi disse un po’ osservandomi incerto e un po’ controllando se si fosse posata della polvere sulla canna del fucile. “Io sono Giorgio Sigismondo, e morii nel 1697 nella città austriaca di Innsbruck. Per fortuna fui sepolto vicino a Beseno, in S. Agata a Besenello. In vita ebbi gloria e comando, l’affetto dei numerosi figli e della moglie. Non mi mancò nulla, e nulla rimpiango. Tranne la vista di questo trombone a 'scavezzo', che io portavo sempre con me in viaggio, compagnia discreta e assicurazione sulla vita. Ora solo di quest’arma sento la mancanza, e ogni notte mi tocca venir fin qui a piedi da S. Agata di Besenello, con il sereno o con la pioggia, ogni giorno che il Signore manda in terra, per rivedere l’arma che mi fu tanto cara.”
Giorgio Sigismondo lasciò andare un altro lungo sospiro, accarezzò nuovamente il calcio del trombone a “scavezzo” e, prima di scomparire, con un cenno del capo mi indicò un piatto con ampolle d’argento, in mostra su un cassettone intagliato. 
AUTORE DEL CAPITOLO: Paolo Melissi




